lunedì 4 aprile 2011

Una lunga treccia e scarpe slacciate sul pianerottolo del peccato originale.
è quasi estate e i miei capelli schiariscono,Morrissey canta  let me kiss you
e s'incazza perche è scomodo nella lista del mio ipod.


l'ennesima volta e l'ennesimo errore,per la trecentoquindicesima volta che ti farò dormire nella camera
degli ospiti del mio cuore scucito.


i barbari sono alle porte,trascini i piedi e li accogli in abito da sera,il tuo papillon è piuttosto su di giri oggi.


Ti stò aspettando da prima che ti concepissero.
lo sai,la puntualità non è il mio forte.
sei la solita stronza e sono stanco della banalità dei tuoi ritardi.
me ne vado,strafottitivecchio.
se te ne vai mi uccido.
ok.


ok.?




NO NO,non spogliarti,rimani così.


porgimi il tuo viso e gli occhi tuoi ridenti e fuggitivi.
ridenti e fuggitivi.


La lingua è attillata,il palato è un asino,la chiave chissà dove cazzo sarà,
quel che sera e sarà.


Vieni con me,scappiamo al Sud,è casa tua in fondo,potrei ricoprirti di fiori dalla mattina alla sera.


ci penso su,magari mi conviene.


il vino mi tradisce,e piango come una bambina isterica,non provarci vecchio dimmerda,
non provarci a chiedermi perchè


uscendo stringo il trench color crema al petto e conduco tutto lo schifo verso la brrrumbrrum.
sono salva un'altra volta,finalmente l'indisponenza alla vita è tornata:
la sua assenza mi stava preoccupando.


mi lascio coccolare la nuca da un gatto bianco e sordo
che si era nascosto nei sedili posteriori,e penso esattamente a questo

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